Proposte di inclusione nel canone della letteratura novecentesca: Ugo Fleres

Abstract: (Proposal for the Inclusion of Ugo Fleres in the 20th Century Literary Canon) Our research aims to bring to the attention of scholars Ugo Fleres (1858- 1939), a writer rarely examined by critics, in spite of being a leading intellectual in the coeval Roman cultural environment , as well as a friend and a collegue of the much better known Luigi Pirandello and Luigi Capuana. His writings focuse on the troublesome relationship beetwen Art and society, creativeness and commercialisation. The works of Fleres propose this crucial question overcoming the limits of Dannunzian aestheticism, in order to highlight the problematical survival of artistic expression in front of the constraints, the Pirandellian forms, that every human community imposes. Particularly relevant are Miraggio (1897), in which the protagonists behave in accordance with a book they are reading, thus they end up misleading reality and fiction; L’ Anello (1898), a novel that stages the story of a so-called composer, Ottavio Gandolfi, who attributes to himself the authorship of an opera created by a friend who died. The protagonist, trying to act as the genius he pretends to be, attempts innovative inventive modalities, based also on plagiarism and re-use.Nowadays Ugo Fleres, an author who is able to represent the crisis of Art and culture, as Pirandello did, is neglected by critics, except for some article by Stefano Calabrese and Cinzia Gallo; therefore, he is not included in the contemporary Italian literature canon. The reason could be his wide range of interests, as he is a novelist, poet, art critic, stamp designer, librettist, an omniscient intellectual, out of fashion in the 20th century, accordingly considered superficial and forgettable.

Keywords: Ugo Fleres, creativity, Pirandello, aestheticism, metafiction

Riassunto: Il mio lavoro intende sottoporre all’attenzione degli studiosi un autore che opera fra Ottocento e Novecento raramente indagato dalla critica, per quanto amico e sodale dei ben più noti Luigi Pirandello e Luigi Capuana; si tratta del siciliano Ugo Fleres (1858- 1939), intellettuale di punta della Roma sommarugana. Autore di svariati romanzi e novelle Fleres anima un cenacolo intellettuale di cui fanno parte gli scrittori sopracitati, con i quali porta avanti l’idea di una letteratura autentica e densa di contenuti: un progetto che si concretizza nell’importante rivista “Ariel”, dall’impianto decisamente innovativo. Il rapporto problematico fra Arte e società, il conflitto sempre più aspro tra creatività e mercificazione sono al centro degli scritti fleresiani, che pongono la questione superando i limiti del compiaciuto estetismo dannunziano per sottolineare piuttosto la difficile sopravvivenza dell’espressione artistica di fronte ai compromessi, alle forme in senso pirandelliano, che la società impone. Particolarmente significativo Miraggio (1897), edito a puntate in “Nuova Antologia”: la lettura di un romanzo rispecchia la vita dei personaggi e sembra quasi prevederne le azioni future, al punto da condizionarne in modo irreparabile comportamenti ed emozioni. L’anno dopo con L’Anello (1898) Fleres inscena la vicenda di Ottavio Gandolfi, sedicente artista – si è attribuito il melodramma di un amico ormai defunto –, condotto alla follia per l’impossibilità di raggiungere la genialità a cui aspira; l’opera mostra quanto siano ormai inattuali i sogni romantici e fa intravedere la possibilità di forme artistiche innovative, delle quali plagio e autorialità condivisa costituiscano parte integrante. Perché allora uno scrittore in grado di rappresentare la crisi dell’arte e della cultura con modalità vicine all’universo pirandelliano è trascurato dai critici – a parte i lavori di Stefano Calabrese e Cinzia Gallo –, non rientrando quindi nel canone della letteratura italiana contemporanea? Al di là delle scelte editoriali – Fleres pubblica troppo e in forme a volte transeunti e di scarsa efficacia, disseminate nelle riviste dell’epoca -, il nostro autore è un tuttologo: non solo scrittore di prosa, ma poeta, critico d’arte, bozzettista, librettista. È proprio quest’immagine di intellettuale totale, di matrice rinascimentale, ad essere inadeguata per i tempi in cui scrive, ma anche per la successiva indagine critica, che ha concordemente giudicato Fleres un artista di talento, ma superficiale. Come i suoi personaggi, con i quali condivide un analogo destino di parziale oblio.

Parole chiave: Ugo Fleres, creatività, Pirandello, Estetismo, Metanarrazione