La diversità tonale di Guido Cavalcanti nell’identità corale della lirica duecentesca

Abstract: (Guido Cavalcanti's tonal diversity within the choral identity of lyric poetry in the 13th century) The recent publication of the Romanian translation of Guido Cavalcanti's complete work, made us meditate on the singularity of the poet's voice in the context of Florentine society at the end of the 13th century, as well as on the obstacles faced in the translating process. The analysis starts with the most important elements that young Dante’s friend inherited from the previous Occitanic and Sicilian lyrical tradition (poetry genres such as canzoni, tenzoni, pastorelle, sonnets and the recurrent themes and clichés, such as spring frames, courtly love, typical feudal vassalage links transferred to lady and poet relationships) and goes on with Cavalcanti’s innovations compared to the poor previous lyric tradition before him: the dramatic change of poetic tone (from the choral and graceful serenity of the troubadours and the representatives of Scuola Siciliana and Dolce Stil Nuovo to an anxious, egocentric and pessimistic tone), the surprising philosophical background inspired by Averroes’ writings, with his theory of spiriti and spiritelli as vital principle of life, and his citizen commitment and involvement in political battles. Sonnets and short excerpts of Cavalcanti’s verse in Italian and Romanian will exemplify his great poetic art that inspired Dante Gabriel Rossetti, T.S. Eliot and Ezra Pound.

Keywords: Guido Cavalcanti, Romanian translation, troubadours, Dolce Stil Nuovo, Averroes.

Riassunto: La recente pubblicazione della traduzione in rumeno, in metro e rima, dell’opera integrale di Guido Cavalcanti, ci ha fatto meditare alla singolarità della voce del poeta nel contesto della società fiorentina alla fine del XIII secolo, nonché agli ostacoli affrontati nel percorso traduttivo. L’intervento comincia con la breve analisi degli elementi ripresi o ereditati dalla precedente tradizione trovatorica o siciliana: generi poetici (canzoni, tenzoni, pastorelle, sonetti) e temi repertoriali (la fiorente primavera, l’amor cortese, il rapporto feudale di vassallaggio trasferito anche a quello fra donna sovrana e poeta). Tre sarebbero i punti fondamentali di innovazione cavalcantiana rispetto alla scarsa tradizione lirica precedente e ai poeti contemporanei del Dolce Stil Nuovo: il severo cambiamento di registro (dalla corale e graziosa serenità dei trovatori e dei Siciliani ad un tono ansioso, egocentrico e pessimistico), l’impostazione filosofica di stampo neoaristotelico e averroistico con la teoria degli spiriti e spiritelli come principio vitale del corpo e la sua voce da cittadino impegnato. Sonetti e frammenti delle sue Rime in italiano e in rumeno illustreranno la grande arte di un poeta che fra sei secoli avrebbe ispirato la sensibilità di un Dante Gabriel Rossetti, T.S. Eliot e Ezra Pound.

Parole-chiave: Guido Cavalcanti, traduzione rumena,  trovatori, Dolce Stil Nuovo, Averroes.

Sectiune
Lingua e letteratura italiana
Pagina
352
DOI
10.35923/QR.10.02.28