Lavoro, arti e mestieri nei proverbi italiani e romeni

Abstract: (Work, Crafts and Professions Commented in Italian and Romanian Proverbs) The review of tens of dictionaries of Italian and Romanian proverbs led us to the conclusion that there are a lot of similar comments about work, crafts and professions in the paroemiological heritage of both languages. The present work tries first to identify the main ideas shared by the two consistent corpora of proverbs and provides rich examples of equivalent Italian and Romanian which positively comment how fundamental work and professional activities are in man's life (chi ha arte, ha parte; omul cu meşteşug nu piere) and how important experience and craft abilities are for each of us (chi escefuor dal suomestiere, fa la zuppanelpaniere). Only typically rural traditional works are commented in the Romanian proverbs, while the Italian proverbs also speak about doctors, lawyers, chemists, barbers, alchemists, sailors, poets, instrument players etc., most of them being frequently discarded and criticized (ne ammazzano più i medici che le malattie; i mezzani sono i pidocchi del diavolo). The good craftsman is praised (a buona lavandaia non mancò mai pietra; croitorul bun nu leapădă nici un petic), the bad one is criticized for his inability (il cattivo sarto da una cappa non ti fa un cappuccio) or for his paradoxical laziness when his person is concerned (il maestro candelaro muore allo scuro). We have also noticed the coexistence of contradictory proverbs treating the same topic in two opposite ways. Short considerations will also be made about some excellent linguistic and stylistic devices that proverbs make use of such as synonymic pairs, pun-upon-words, metaphors, ironic procedures etc.

Key-words: work, crafts, professions, Italian proverbs, Romanian proverbs. 

Riassunto: Dallo spoglio di decine di raccolte di proverbi italiani e romeni risulta che il lavoro e le svariatissime arti e professioni godono di una posizione importante nella tematica paremiologica dei due popoli. Spesso i commenti sono concordi quando si esprimono giudizi positivi sulla centralità del mestiere nella vita umana (chi ha arte, ha parte; omul cu meşteşug nu piere) e sul dover riconoscere i meriti dell’esperienza in un certo lavoro (chi esce fuor dal suo mestiere, fa la zuppa nel paniere). Rispetto ai mestieri tradizionali del mondo contadino menzionati nei proverbi romeni, sono almeno tre volte più numerose le professioni commentate nelle paremie italiane (tra cui avvocati, notai, medici, farmacisti, soldati, barbieri, alchimisti, navigatori, poeti, suonatori ecc.), di cui moltissime vengono intensamente screditate e biasimate (ne ammazzano più i medici che le malattie; i mezzani sono i pidocchi del diavolo). In entrambe le lingue è presente l’elogio del buon artigiano (a buona lavandaia non mancò mai pietra; croitorul bun nu leapădă niciun petic), accanto alla critica di coloro che dell’arte loro non se ne intendono (il cattivo sarto da una cappa non ti fa un cappuccio) o paradossalmente non la applicano alla propria persona (il mastro candelaro muore allo scuro). Verranno presi in considerazione gli interessanti casi di commenti contraddittori sullo stesso argomento, nonché i procedimenti stilistici che mettono in risalto la squisitezza anche formale di tali proverbi (strutture ternarie, doppi sensi, ironia, calembours, simmetrie ecc.)

Parole-chiave: lavoro, arte, mestieri, professioni, proverbi italiani, proverbi romeni.