La terminologia delle arti visive. Con particolare riferimento alla scultura

Abstract: (Visual Arts Terminology. With particular reference to sculpture) The visual arts terminology represents a variety of different terms, used not only in specialized languages, but partially even in common language. We aim to examine closely the terminology pertaining to this field, acting as a sectorial language which, unlike specialized languages, has a closer lexicon to the one of the common language and, consequently, can be understood by a larger public. The visual arts terminology is delineated in terms of expressing unity of knowledge with a fixed character, regardless of the fact that the terms are being used in specialized fields or in common language. Only some of these terms can be characterized by a unique meaning, lack of ambiguity and just one reference, given the fact that some of the most important terms from this field are polysemantic which basically sums up to an ambiguity issue. Even though there are terms which are involved in other sectors (form, representation, distance, perspective), the meaning is being given by the context and there is no misinterpretation. There are frequent interferences with the human sciences (accent, expression, content, composition, topic, range) and, in an isolated manner, with terms related to subjects such chemistry, mineralogy, physics, math (perspective, level, project, point, relation, surface). Last but not least, there are less known terms or even unknown terms to people who are not professionals, terms that have a unique meaning (eg. Apophysis, enamelling, sgrafitto) which allows us to talk about a terminology in visual arts, considered as a closed “code”, a specific feature for scientific terminology.

Keywords: terminology, terminology, specialized language, field, units of knowledge, closed "code"

Riassunto: La terminologia delle arti visive riunisce un intero di termini diversi, utilizzati tanto nel linguaggio specialistico, quanto nel linguaggio comune. Ci proponiamo di prendere in disamina la terminologia di questo campo d’attività, nella sua qualità di linguaggio settoriale, registro comunicativo che, a differenza del linguaggio specialistico, ha un lessico più vicino alla lingua comune e, di conseguenza, può essere capito da un pubblico più ampio. La terminologia delle belle arti si delinea con chiarezza nella misura in cui esprime un’unità di conoscenze, con un carattere stabile, indipendentemente dal fatto che i termini vengono usati in settori specializzati o in lingua comune. Solo una parte dei termini può essere caratterizzata da univocità, non ambiguità, monoreferenzialità, dato che alcuni lessemi di questo campo d’attività si dimostrano polisemantici, cosa che costituisce, in linea di principio, un fattore di ambiguità. Anche se esistono lessemi che hanno a che fare con altri settori (forma, composizione, rappresentazione, distanza, prospettiva, idea), il significato si realizza contestualmente. Il contesto situazionale, cioè tutti i fattori esterni che, in un dato momento e luogo, condizionano la produzione e la comprensione di un messaggio linguistico, fa cancellare gli eventuali equivoci. Esistono spesso interferenze con le scienze umanistiche (accento, espressione, contenuto, forma, tema, gamma) e, in una maniera isolata, si accertano termini tangenziali con altre discipline, come sarebbero la chimica, la mineralogia, la fisica, la matematica (prospettiva, piano, progetto, punto, rapporto, superficie,...). In fine, ci sono termini poco conosciuti o sconosciuti ai non specialisti, che si dimostrano semanticamente univoci (es. tuttotondo), cosa che ci permette di considerare la terminologia delle arti visive, anche se composta di un numero limitato di voci, quale codice ‚chiuso’, carattere specifico dei linguaggi settoriali.

Parole-chiave: terminologia, linguaggio settoriale, campo d’attività, unità di conoscenza, codice „chiuso”