L’immaginazione come strumento ermeneutico in alcune prose leopardiane

Abstract: (Imagination as a Cognitive Tool in some of Leopardi’s works) It is well known that Leopardi intended to move away from the Romantic imagery, both theoretically and in his works; according to him, Italian gothic, visionary and folkloristic, reproduces every reality in a distorted way, without leading to any significant improvement of knowledge. But in his Operette morali Leopardi surprisingly draws on the same Folk traditions that inspired the Italian Romantic ballads. Indeed, the Leopardian fantastic does not represent the Romantic Volksgeist; it rather provides the author an opportunity to explore otherness and, by the distant and alienated point of view of the supernatural, to take a critical eye to the humanity; to discover hidden truths in the end. Wise goblins and stupid gnomes, (Dialogo di un folletto e di uno gnomo) powerful wizards and faustian devils (Dialogo di Malambruno e Farfarello); living deads (Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie); in these characters the Folk tradition is intertwined with the rewriting of Classical motifs. The resulting is a lucid and merciless analysis of the surface world, including nonsense and irrepressible pain. Moreover, this theatre of the supernatural focuses on the depiction of the destructive Death, whether a giant and contemptuous Nature, or a woman in friendly conversation with her sister Fashion. The Leopardian fantastic therefore announce the modern thought, involved in a relentless and painful questioning of the existent, very far from Italian gothic imagination, still ingenuous and reassuring, as it relegates otherness to margins of reality.

Keywords: Leopardi, fantastic, Romanticism, Operette, hermeneutics 

Riassunto: È noto quanto Leopardi intendesse distanziarsi dall’imagerie romantica, sia a livello di elaborazione concettuale che nel concreto delle sue opere; il gotico italiano, visionario e folkloristico, gli sembra riprodurre in forme deformate la realtà, senza che ciò comporti alcun miglioramento delle conoscenze, né una più profonda comprensione del mondo descritto. Nelle Operette morali egli però attinge alle stesse tradizioni popolari che avevano alimentato le ballate romantiche; ma il fantastico di cui queste figure sono espressione non è inteso come Volkgeist, trasposto nella pagina scritta per aderire alla mentalità ed alle forme comunicative di un “popolo” che è l’obiettivo, culturale e patriottico, a cui tendono gli intellettuali risorgimentali; il soprannaturale, il sub e sovra- umano che attraversano le Operette permettono a Leopardi di gettare uno sguardo su un mondo altro; esso osserva la società con uno sguardo alieno, distante e quindi particolarmente critico, anzi rivelatore di verità nascoste. Folletti sapienti e sciocchi gnomi (Dialogo di un folletto e di uno gnomo), potenti maghi e diavoli faustiani (Dialogo di Malambruno e di Farfarello); morti viventi (Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie); in questi personaggi la tradizione folklorica si intreccia alle riscritture degli autori classici, dando luogo ad una lucida e spietata analisi del mondo di superficie per metterne a nudo l’essenza caotica e la fondamentale insensatezza. In questo teatro del soprannaturale domina la complessa raffigurazione della Morte distruttrice, sia che s’incarni nell’immagine di una Natura gigantesca e sprezzante (Dialogo della Natura e di un Islandese), o che discorra amabilmente con la sorella Moda, suo doppio speculare, poiché anch’essa rende effimera e insignificante l’esistenza dei viventi (Dialogo della Moda e della Morte). Al discorso delle Operette è necessario accostare la contemporanea riflessione dello Zibaldone su spavento, terrore, timore, quindi sugli aspetti perturbanti di un quotidiano che appare intessuto di angoscia sotterranea; una riflessione che mostra le zone d’ombra del pensiero postilluminista (Camilletti) e certamente si alimenta della dolorosa esperienza personale di un Leopardi bambino e adolescente. Le incursioni leopardiane nel fantastico annunciano quindi il pensiero moderno, impegnato in un’incessante e dolorosa messa in discussione dell’esistente, e distante anni luce dalle fantasie gotiche e visionarie dei romantici italiani, ancora di matrice medievale, e comunque rassicuranti nel loro confinare l’alterità ed il caos in zone liminari della realtà.

Parole chiave: Leopardi, fantastico, Romanticismo, Operette, ermeneutica