“Non esiste un’unanimità più perfetta di quella del silenzio.“ (Svevo 2006, 399): dalle lettere di Svevo la prospettiva di un escluso

Abstract: («There is no unanimity more perfect than silence.» (Svevo 2006, 399). The viewpoint of the excluded, as it emerges from the letters of Italo Svevo) The purpose of this speech is to analyze the viewpoint of an author who initially was excluded from the canon: Italo Svevo. Discovered late in his life and introduced to the public by three French critics, Svevo suffered deeply because of his marginality with respect to his contemporaries in Italian literary society; only after exhausting debates was he accepted among its ranks. After all, how could a novelist born between «Fogazzaro’s agonizing mystic-heroic novel» and the «sumptuous misunderstanding of d’Annunzio» be accepted? There was no chance of him being acknowledged, not even by the large group of «late purists, unsuccessful Manzoni followers, “spiritualists” with no taste» (Montale 1925): evidently, it wasn’t the right moment, and his writings could not be appreciated. The writer’s correspondence provides precious material, although often neglected, that can help rebuild the private backstage of Svevo’s controversial luck (thoroughly analyzed in its public sphere, but not as deeply in the strictly private sphere). This material unravels along the “Svevo case” and reveals how the author felt about the critics’ harsh comments and about his exclusion from the literary world. Montale, Prezzolini, Ferrieri, M.A. Comnène are among the main recipients of Svevo’s bitter confessions who continuously sought for the legitimacy and recognition of his writings, which instead were surrounded by silence, «the most effective form of Italian criticism.» (Svevo 1985, 835).

Keywords: Svevo; correspondence; exclusion; Canon; critics.

Riassunto: Questo intervento si propone di analizzare il punto di vista di chi dal canone è stato inizialmente escluso: Italo Svevo. Scoperto soltanto negli ultimissimi anni della sua vita e presentato al pubblico da tre critici francesi, lo scrittore triestino ha profondamente sofferto la sua condizione di marginalità rispetto alla società letteraria italiana del tempo, che solo dopo estenuanti polemiche lo ha ammesso tra le sue fila. Come avrebbe potuto, d’altronde, essere accolto un romanziere nato tra “l’agonizzare del romanzo misticoeroico di Fogazzaro” e il “sontuoso equivoco dannunziano.”? Nessuna possibilità di riconoscimento nemmeno dalla lunga schiera di “puristi in ritardo, manzoniani falliti, ”spiritualisti” senza gusto” (Montale 1925): i tempi, evidentemente, non erano ancora maturi perché la sua opera potesse essere apprezzata. La corrispondenza dello scrittore costituisce un materiale prezioso e spesso trascurato ma assai utile nella ricostruzione del retroscena squisitamente privato della controversa fortuna dell’autore (nota nella sua declinazione pubblica, meno in quella strettamente confidenziale). Tale strumento scorre parallelo al caso Svevo e rivela come lo scrittore visse i giudizi taglienti dei critici e con quale consapevolezza affrontò la propria esclusione dal mondo delle lettere. Montale, Prezzolini, Ferrieri, M.A.Comnène tra i principali destinatari dell’amara confessione di chi ha a lungo cercato una legittimazione e il riconoscimento della propria opera, rimasta però nel silenzio, “la più efficace forma di critica italiana.” (Svevo 1985, 835).

Parole-Chiave: Svevo; epistolario; esclusione; canone; critica.