L’elogio che nasconde l’autoelogio nella lirica concettista italiana

Abstract: (The Eulogy that Hides the Self-Eulogy in the Marinist Lyrics) The present study aims to trace and analyse in a conspicuous corpus of Marinist lyrics a specific form of the artistic value ostentation: the poet’s eulogy of the lines he is writing. This self-celebration – that is generally contained in lyrics celebrating various other aspects of the human, animal, vegetable or mineral kingdoms – is only rarely obvious, while most of the times it appears superficially hidden by certain rhetorical procedures or concealed in literary anamorphosis, namely in the ambivalent poetic ideas which are deliberately constructed as such in order to allow a two-level reading. It always involves the appearance of self-reflexive instances which affect the entire meaning of the related poems. And furthermore, there are certain motifs relating to this subject and specific manners in which they are structured that are migrating from one poem to another and from one poet to another and that are generating moments of intertextuality and real literary formulas – identifiable in poets such as Giovan Battista Marino, Giacomo Lubrano, Anton Maria Narducci, Girolamo Fontanella, Girolamo Preti, Giuseppe Salomoni, Giuseppe Artale o Tommaso Stigliani. The poetry characterized by self-contemplation, by a narcissistic self-reflection brings out not only the awareness of its value but also the awareness of its imminent self-consumption. Given its reccurence, the self-eulogy can be defined as a peculiarity of the Marinist poetry which is highly interconnected with its other canonical features.

Keywords: self-eulogy, marinism, anamorphosis, self-referentiality, intertextuality

Riassunto: (L’elogio che nasconde l’autoelogio nella lirica concettista italiana) La presente ricerca si propone di reperire e analizzare in un cospicuo corpus di poesie concettiste della letteratura italiana una specifica forma di ostentazione del valore artistico: quella dell’elogio formulato dal poeta stesso in riferimento ai propri versi che sta scrivendo. Tale contenuto autocelebrativo – che appare in genere all’interno di poesie che celebrano varie altre realtà dell’universo umano, animale, vegetale o minerale – è solo raramente palese, mentre il più delle volte appare superficialmente celato da certi procedimenti retorici o addirittura nascosto in vere e proprie anamorfosi letterarie, ossia nell’ambivalenza delle idee poetiche costruite apposta per prestarsi a due piani di lettura. Esso comporta sempre l’emergere di istanze autoriflessive che incidono sul senso complessivo delle liriche. Inoltre, sono proprio certi motivi afferenti a questa tematica e le maniere specifiche in cui si articolano a migrare da una lirica ad altra e da un poeta ad altro e a generare momenti di intertestualità e vere e proprie formule letterarie – individuabili in poeti come Giovan Battista Marino, Giacomo Lubrano, Anton Maria Narducci, Girolamo Fontanella, Girolamo Preti, Giuseppe Salomoni, Giuseppe Artale o Tommaso Stigliani. La poesia che si autocontempla in una specie di rispecchiamento narcisistico lascia prima o poi affiorare non solo la presa di coscienza dei suoi pregi ma anche quella della sua imminente autoconsunzione. Vista la sua ricorrenza, l’autoelogio si potrebbe definire una cifra caratterizzante della poesia marinista strettamente interconessa alle altre sue componenti canoniche.

Parole-chiave: autoelogio, concettismo, anamorfosi, autoriflessività, intertestualità