Uno zibaldone quattrocentesco in volgare romanesco (Reg. lat. 352): considerazioni sulla fonetica

Abstract:(Barocello’s “zibaldone” (Reg. Lat. 352): a forgotten source for the study of romanesco of the 15th century) This study analyzes various texts in romanesco preserved in the Vatican Apostolic Library (Reg. Lat. 352). It’s an ancient and a miscellaneus code, probably written between 1434 and 1449 (Vattasso 1903: 16). The manuscript was written mostly by one writer, a man of mediocre education, whose life has remained unknown. In fact, we don’t know nothing about him aside from his name: Stefano Barocello. This code was discovered only at the beginning of the last century by Vattasso, but it has never been fully edited, not even a linguistic commentary has been available until now (only Ernst in 1966 provided a partial edition of it with a small, but not negligible, linguistic commentary). The manuscript was almost forgotten due to its dreadful conditions and due to its diversified content, defined by Petrucci (1988: 1249-1250) «caotico zibaldone personale». These texts, with no literary purpose, represent an essential source for linguistic studies being the portrayal of the real spoken language of Rome in the 15th century. A new edition of these texts will be presented with a linguistic commentary of the most meaningful phenomena.

Keywords: Rome, Romanesco, 15th century, Barocello, phonetics, linguistic studies.

Riassunto: L’intervento è dedicato all’analisi di alcuni scritti romaneschi conservati nel manoscritto Reginense Lat. 352 della Biblioteca Apostolica Vaticana, redatto probabilmente tra il 1434 e il 1449 (Vattasso 1903: 16). Si tratta di un codice miscellaneo, che fu esemplato in gran parte da un’unica mano, un individuo di media cultura di cui ci è giunto poco più che il nome: Stefano Barocello. Tale codice fu scoperto nel 1903 da Vattasso, ma è rimasto fino ad oggi quasi completamente inedito e privo di un completo commento linguistico (si segnala unicamente l’edizione di Ernst [1966] di alcune parti del manoscritto, con un commento linguistico ai fenomeni più significativi). Hanno infatti contribuito al suo oblio il pessimo stato di conservazione del manoscritto e la sua natura di «caotico zibaldone personale» (cfr. Petrucci 1988: 1249-1250). Si dimostrerà al contrario come questi testi, proprio perché per la maggior parte privi di qualsiasi intento letterario, siano un documento tanto più prezioso per lo storico della lingua, in quanto rappresentano una fonte sicura per lo studio del romanesco parlato, in un momento cruciale per la storia linguistica locale. Il contributo metterà quindi in luce le importanti acquisizioni emerse grazie alla (ri-)edizione del manoscritto e fornirà una puntuale analisi dei dati più significativi dal punto di vista linguistico.

Parole chiave: Roma, romanesco, XV secolo, Barocello, fonetica, studi linguistici.