“Pò èsse piuma e ppò èsse fèro”: la voce di Roma nel parlato mediatico e negli scritti dei poeti dell’Otto-Novecento

Abstract: (“Pò èsse piuma e ppò èsse fèro”: The voice of Rome in the media and in the dialectal poetry of the XXth c.) The linguistic norms of the Italo-Romance dialect and the local variety of the Italian language spoken in Rome have been discussed in several important monographs. Nevertheless they recently found new contributions in the research carried out by young scholars who studied the historical and geographic relationship between the different linguistic communities settled in this microcosm where all the paths are usually said to converge from everywhere. As well known, the local dialect – the romanesco – belongs to central Italo-romance dialects, and it is well distinct from other dialects of the Latium because of the historical influence of Tuscan, and especially the Florence language, that caused its separation from more southern dialects in XV c. CE. It is undeniable that the present-day Roman society which attracted and assimilated people form other regions during the last centuries – is still composed by a majority of speakers who inherited the traditional language. Citizens from different origins developed it with a relative continuity, by just introducing a few new elements that were adapted to the main linguistic frame at various levels. The lack of an abrupt boundary in terms of phonotactic and morphosyntactic properties between the romanesco and Italian let the local language easily enlarge its lexis and idioms. More than in other Italo-romance languages, this quality gives it an extraordinary variability in stylistic registers which are available to listeners of other regions, without limiting its very expressive characters to its uses by speakers of the working class. Being aware that the city voice may be heard either as a feather or as a weapon, I propose to explore in this talk a selection of samples spanning from the speech style which sometimes appears in AV products, such as cartoons and TV series, to the more typical language of the historical Roman comedians and even to some literary instances in the dialectal poetry. The novelty of this contribution is the reference to real utterances where this expressiveness emerges by allowing the chamaeleon-like attitudes of this language to be acknowledged from a direct listening

Keywords: written and spoken languages, phonetics and written form of the Rome dialect, dialectal poetry, dialect use in the media.

Riassunto: Sulla norma linguistica del romanesco e dell’italiano di Roma sono stati scritti saggi importanti e si trovano ancora contributi innovativi in ricerche recenti che indagano le relazioni storico-geografiche tra le parlate di questo microcosmo verso cui “portano tutte le strade”. Notoriamente, pur appartenendo al gruppo dei dialetti centrali, il romanesco si discosta da quelli parlati nell’area laziale per gli influssi del tosco-fiorentino. Come da tempo è stato proposto – e come qualche valoroso studioso sta ancora documentando – fino al XV secolo rientrava tra i dialetti meridionali, trovandosi poi a evolvere in modo inatteso sul modello dei vicini dialetti toscani. È innegabile che la comunità romana attuale – che pure ha attratto eaccolto per secoli abitanti di varia provenienza – sia rappresenta principalmente dall'allargamento di una popolazione insediata con continuità in questo territorio e, nonostante gli apporti esterni, abbia lasciato sedimentare nella varietà locale elementi innovativi che si sono inseriti adattandosi a vari livelli. La mancanza di un confine netto tra la lingua romana - il romanesco, appunto - e l’italiano fa allargare a dismisura, più che in altre prestigiose lingue locali, le potenzialità espressive di un varietà linguistica funzionale e autonoma che raggiunge tutti gli italofoni e non risulta necessariamente relegata a usi socialmente “bassi”. Con la consapevolezza che la voce della città “può essere piuma o può essere ferro”,in questo intervento propongo di esplorare alcuni modelli diparlato partendo da quelli piuttosto connotati dell’AV (alcuni prodotti dianimazione e serie TV), a quello di alcune voci storiche del cinema e del teatro, fino a quello aulico-letterario della più sublime poesia dialettale. La novità del contributo sta nel riferimento ad aspetti enunciativi che permettono di far emergere l’espressività di questa lingua camaleontica dall’ascolto diretto di una raccolta di campioni rappresentativi.

Parole chiave: parlato e scritto, fonetica e grafia del romanesco, poesia dialettale.